Izzo. Storia di un marsigliese


Stefania Nardini voleva fermarsi a Marsiglia due settimane. Ci è rimasta quattro anni.
A spingerla nella città francese è stato l’amore per l’opera di Jean-Claude Izzo, marsigliese di origine italiane, scomparso a soli 55 anni per un cancro ai polmoni.
Da quegli anni di incontri con gli amici e i famigliari di Izzo, nasce Storia di un marsigliese.
Scrittore e sceneggiatore, Izzo è conosciuto soprattutto per la trilogia di Casino Totale, Chourmo e Solea, che ha dato vita al filone del noir mediterraneo.
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Salone del libro di Torino. La chiusura


Ha chiuso i battenti il XIII salone internazionale del libro che, comunque la si pensi, rimane una tra le vetrine più importanti in Europa dedicate all’editoria.
Con 7.353 visitatori in più rispetto allo scorso anno, si è toccata la cifra record di 315.013 ingressi.
Convegni, presentazioni, firma copie, anteprime. Tutto questo e molto di più, con gli eventi del Salone Off e le feste organizzate dalle case editrici, è stata la kermesse piemontese, che quest’anno ha inaugurato anche il Premio Salone Internazionale del Libro, vinto da Amos Oz, che ha raccolto il 47% delle preferenze dei votanti.
Il vero salone è però quello che si respira tra gli espositori, perché se è vero che imbattersi nel proprio scrittore preferito o incrociare un volto noto della televisione può avere un certo fascino, l’esperienza più intensa rimane quella di perdersi tra migliaia di libri da sfogliare, respirare, desiderare.
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Torino capitale del libro

A Torino si danno i numeri, quelli del XIII salone internazionale del libro.
I quattro padiglioni del Lingotto sono pronti a ospitare oltre millequattrocento editori, trecentomila visitatori e un numero imprecisato di scrittori o presunti tali.
Dal 13 al 17 maggio il capoluogo piemontese diventa la capitale europea della lettura e della letteratura, per affermare con forza che sì, in Italia si legge ancora troppo poco (i lettori forti, con una media di 12 libri all’anno, sono solo 3 milioni), ma che i dati fanno ben sperare per il futuro.
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Strane cose, domani. Raul Montanari, intenso e elegante

C’è un diario dimenticato su una panchina in parco Sempione, a Milano.
Lo raccoglie uno psicologo di quarantotto anni, Danio, che rintraccia la proprietaria e le dà appuntamento su quella stessa panchina.
Federica è una diciottenne che alla pagine ha affidato un anno di terribili sofferenze, e che, confida, quel giorno non ha perso, ma abbandonato di proposito il diario, insieme ad altri sei.
Danio si innamora di lei in modo immediato e semplice, diverso dalla complicità che lo lega all’ex moglie e dal sentimento ingannevole che prova per la sua fidanzata.
Danio è un assassino, lo è due volte. E insieme al passato che ritorna, deve combattere contro un avversario invisibile, un altro uomo che ha trovato uno dei diari, e di cui non sa nulla.
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Remo contro. Buona la prima

In pochi mesi il romanzo d’esordio di Enzo Gianmaria Napolillo è giunto alla terza edizione.

La formula è quella giusta, l’autore pone al centro della narrazione Remo, trentenne milanese impiegato in un’azienda come tante, e stretto in una storia farlocca con una collega. Gli affianca due amici, quello di sempre, fidato e solido, e uno ansioso, succube di una relazione improbabile con una donna altrettanto assurda.
I tre amici e le rispettive compagne sbarcano a Formentera per una vacanza, e lì Remo incontra Naileen, nemmeno ventenne, che lo conquista col suo modo di essere solare e fresca ma allo stesso tempo intrigante e maliziosa. L’idea di rivederla sembra una fantasia destinata a sciogliersi nell’afa milanese che lo accoglie al rientro, ma la prospettiva cambia rapidamente.
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Trainspotting

Il caldo di Miami non ha fatto bene a Irvine Welsh, che in Crime ha perso la capacità di dare spessore ai personaggi con il tono sarcastico e pungente al quale ci aveva abituato nei paesaggi scozzesi del Il lercio, o di Colla.
Aveva, per l’appunto.
A lettura conclusa ho l’impulso di riprendere in mano Trainspotting, letto per la prima volta, come recita la nota sul frontespizio, nel novembre del 1996.
Cerco di non pensare al film di Danny Boyle, ma cedo alla tentazione di mettere in sottofondo la colonna sonora, che i Blondie mi sono sempre piaciuti, e Perfect Day di Lou Reed non ha bisogno di commenti.
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Le intermittenze della morte

Una situazione, almeno per il momento, impossibile, quella che descrive José Saramago in questo piccolo gioiello.

Con Cecità ci aveva introdotto in una dimensione spazio temporale quasi apocalittica, raccontando di un fantomatico Paese i cui cittadini perdevano, uno dopo l’altro, la vista.
Le intermittenze della morte riprende il filone collettivo, mettendo al centro della vicenda la popolazione di un’intera città. E’ il 31 dicembre e lo scoccare del nuovo anno porta con sé una novità: nessuno muore più. I giornali lo confermano, il governo anche. Per un giorno intero non si registrano decessi, e in quelli successivi nemmeno.
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Il commesso

Il commesso è un libro che amo avere vicino, uno di quelli che tengo sul comodino e che ogni tanto mi piace sfogliare.
Sarà che il nome Frank Alpine ha in sé qualcosa che allo stesso tempo disturba e seduce, sarà che la New York del secondo dopoguerra raccontata da Malamud ha i profumi delle attese e delle speranze di un popolo intero, ma questo romanzo è un microcosmo dove la quotidianità assume le dimensioni di una tragedia collettiva, svelata con sagacia e lucidità da uno degli autori più interessanti del Novecento.
Morris Bober è un ebreo sul punto di chiudere la sua attività, una piccola drogheria di un quartiere popolare di Manhattan, schiacciata dalla concorrenza dei più grandi e vantaggiosi supermarket.
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L’umiliazione

Il nuovo romanzo di Philp Roth è un dramma che si consuma in tre atti.
Protagonista assoluto ne è Simon Axler, attore teatrale che vive una profonda crisi personale e artistica. A più di sessant’anni, dopo aver calcato i palcoscenici più prestigiosi degli Stati Uniti e aver conquistato la critica, perde la sua magia.
Il pubblico lo fischia, la moglie lo abbandona e il suo agente tenta invano di convincerlo a cimentarsi in un nuovo spettacolo.

L’inquietudine che lo porta ad abbracciare pensieri suicidi, sfocia nel ricovero in una clinica psichiatrica, dalla quale uscirà ancor più convinto che l’unico modo di sottrarsi all’agonia di cui è preda, sia quello di porre fine alla sua esistenza.
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Waiting for Shenoir

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